Intervista redatta da Luca Loschi, per gentile concessione della rivista Jay Culture
Su Future Style, quasi delle previsioni
Intervista per Future Style di Antonio Bartoccetti
Un pensiero per Djing.it
Tesi del dj Francesco Pagano
Intervista su Ladyjay redatta da Marco Corona, per gentile concessione del sito Finto Figo
Intervista per Nightlife Magazine scritta da Alessandro Rimassa
Intervista di Katya Malagnini per La Dolce Vita Magazine
Matteo Chamey intervista Riccardo Sada per Rockerilla di gennaio 2008
La Hit(aly) controcorrente: intervista a Riccardo Sada e Luca Minoli di Marco Corona grazie a Finto Figo
Intervista redatta da Karin Tononi per gentile concessione del sito www.mondorosashokking.com
Donne dj vs dj maschili


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Intervista redatta da Luca Loschi, per gentile concessione della rivista Jay Culture
Quando nasce la tua passione come giornalista?
"Più che una passione, la mia è stata un'esigenza. Un giorno, verso la fine del 1988, mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto quale sarebbe dovuta diventare la mia vera (e definitiva) professione. Iniziai, poco dopo, una collaborazione come responsabile delle relazioni esterne di una agenzia specializzata in organizzazione di feste nei club e management per modelle e ragazze immagine. In quella occasione, non lo nascondo, tutto era divertente ma confuso; tuttavia iniziai, per ovvi motivi di public relation, ad avere ottimi rapporti con giornalisti di ogni genere, da quelli televisivi a quelli della carta stampata. Agevolato anche dal fatto che mio padre è giornalista sportivo da più di vent'anni. In seguito, iniziai a collaborare con Tuttosport e con altre testate, sempre nel settore sportivo, covando sempre e comunque una passione (certamente innata) per la musica" .
Cos'è cambiato dal tempo in cui hai iniziato a scrivere nel tuo modo di lavorare, ma soprattutto dove si orienta la tua personalità di giornalista?
"La mia personalità si orienta... dovunque. Io sono un curiosone di natura: pertanto mi è facile, come un detective, mettere il naso dappertutto, anche dove non dovrei. Provengo da un ambiente, quello sportivo e in particolare da un quotidiano, dove è necessario avere almeno una notizia al giorno. Tuttora vado avanti con questo spirito. Poiché non esistono e penso proprio mai esisteranno quotidiani che giornalmente trattano dance music, mi trovo mensilmente ad avere innumerevoli notizie, che celermente e puntualmente riporto nei giornali con cui collaboro, da Trend Wave (Discotec) a Orbeat, da Tutto Musica & Spettacolo a Jocks Mag, ieri poi a The Sound, Tendence e No Sleep, per arrivare alle recensioni (da dj) per Disco Mix e la rubrica Le Fromage su Discoid e passando da tematiche più popolari (come i concerti) per vari quotidiani" .
Cosa ne pensi della situazione attuale nell'ambiente discografico? Cosa si può fare?
"Vivere alla giornata. Si può fare questo. Solo questo. Dando tuttavia il meglio di sé in ogni istante. Non ci si può più permettere di sedersi e guardare le condizioni del mercato perché questo è in continua evoluzione, o meglio involuzione. Ci si attendeva il progresso ed è arrivato il regresso. Ho scritto recentemente un articolo su questo. Dicevo che il mercato italiano era morto e sepolto, e che il popolo, affranto e disperato, avrebbe dovuto indirizzare il proprio sguardo verso terre straniere: in questo modo avrebbe imparato nuove lingue, nuove tradizioni e nuove culture. In Italia la qualità e annientata dalla quantità. Tutti fanno tutto e la confusione cresce sempre di più. Il mio timore è che questa realtà venga trasportata - o sarebbe meglio dire esportata - anche all'estero. Se così fosse, sarebbe la nostra Grande Rovina. Anno Zero, e dovremmo ricominciare tutto daccapo. Chissà, magari mettendosi completamente in discussione, gli adepti respirerebbero e vivrebbero una vita nuova" .
Chi è stato per te il punto di riferimento (idolo, maestro) dove attingere le basi?
"I miei maestri sono stati i miei libri, ma non solo quelli. Anche film, opere di ogni genere, gente di ogni razza ed estrazione, provenienza. Poi, mia madre e mio padre, due genitori ma soprattutto veri amici e fonti del sapere, totem quasi intoccabili. Non riuscirei a fare qualcosa solo per averla fatta: sarò cerebrale, ma alla fine scavo sino in fondo perché è nei meandri di un'idea che si cela la parte migliore di essa. Lo dico anche a tanti miei amici produttori che si lamentano delle loro attrezzature" .
Tra i giornalisti del settore vi sono personaggi che ammiri?...o al contrario che non approvi?
"Ammiro chi si impegna. Ammiro il rigore del mio caro amico Eugenio Tovini, ligio nel raccogliere dati sulla dance. E' il ragioniere della dance, lui. Musica & Dischi e ora Discoid hanno dalla loro un grande esperto. Ammiro la specializzazione di Piefrancesco Pacoda, free lance attento alle forme estreme e alternative della musica moderna: la sua scuola è la sua città, Bologna, così abbiamo detto tutto. Ammiro la passione intrinseca di Clay Montana di Trade, un vero trafficone-pasticcione che comunque tiene molto a questo settore visto che lo segue costantemente da parecchi anni. Inoltre ci sono i disc jockey che fanno i giornalisti, e qui vedo bene un po' tutti; la lista è lunga. Ai disc jockey invidio il loro sapere e, a meno che non siano dei veri chiacchieroni e ben padroni della lingua italiana, consiglio di ritagliarsi spazi per recensioni e articoli molto tecnici: loro sono la migliore critica per sonorità, produzione in generale di un brano. La mia non è una polemica: è che per evitare caos, penso che ognuno dovrebbe fare la cosa migliore che sa senza avventurarsi troppo in zone particolarmente non sue. Un giornale è il mezzo meno adatto per sperimentare se stessi proprio perché va in mano a persone che vogliono sapere tutto e subito nella maniera più dettagliata e chiara possibile" .
Qual è stata la recensione o l'intervista che hai fatto più volentieri?
"Nel recente passato quella a Gheddafi, in Libia, come inviato speciale. Poi una a Berlusconi nella sua villa di Arcore, ma lì eravamo in tanti davvero. Una carina la feci a Maurizio Mosca, in seguito a vari personaggi del Maurizio Costanzo Show. La più simpatica al comico Paolo Rossi, eravamo al Teatro Smeraldo di Milano. La più scatenata ad un altro signor Rossi: Vasco. Sincera quella con Gino Bramieri. Gianni Morandi è uno affabilissimo e mi è piaciuto chiacchierare con lui. E la Panicucci in un localino vicino al Naviglio di Milano e Mike Bongiorno negli studi di Cologno Monzese e tanti, tanti, tanti... Ultimamente i personaggi sono un po' cambiati: mi sono trovato benissimo a casa dei fratelli Visnadi e a Londra nell'ufficio di Simon Harris e nello studio con Tim Simenon dei Bomb The Bass, infine un'interminabile telefonata con Sharam dei Deep Dish. Poi Sting, un gentleman. Non le conto più: le colleziono soltanto" .
Prima di ancorarti alla Media svolgevi sempre questa attività? Se si per chi?
"Io non sono stato ancorato alla Media Records. Niente e nessuno ha il potere di... ancorarmi. Forse l'amore per la mia donna. Prima dell'esperienza con la Media lavoravo nella redazione di Tuttosport. Mattina e pomeriggio e sera lì a sudare e di notte in studio di registrazione a... svagarmi producendo. Tutto questo dal lunedì alla domenica ininterrottamente, trovando spazio per fare libri, dischi, quadri, viaggi e altro ancora; a volte per ridere anche il dj. Alla Dipiù è stata un'altra cosa: Frank Siccardi era un ottimo collega" .
Qual è la cosa che non sopporti di questo ambiente?
"Ormai sopporto tutto. Questa è la mia filosofia, la mia politica o forse la mia psicologia. Magari non mi trovo con persone che mi annoierebbero, ma non è un problema perché le evito. Ho smesso di provare a cambiare l'idea delle gente. Non serve a loro (li snaturerei, li violenterei) e non serve a me (perderei tempo, soldi e ne guadagnerei in stress). A meno che non si tratti di business, di interessi veri: allora lì trionfa la mia diplomazia. Poi ci sono situazioni che chiamano in causa l'immagine: se sono in tivù o in radio, non posso tirarmi indietro ed evitare di giocare a fare il personaggio. La gente vuole questo" .
Il giornalista è sempre stata un'attività, agli occhi della gente, un po' strana. Vuoi spiegarci come si svolge una giornata tipo e se non sono troppo impertinente anche una serata tipo?
"Dipende dal giornale, dalla sua periodicità e specializzazione. Si immagini una redattrice di Tuttouncinetto, un caporedattore di Panorama o un inviato di guerra per il Corriere della Sera. Tre universi differenti. Con i quotidiani sei sempre in tensione, dalle 11 quando entri in redazione o sei in giro per il mondo, sino alle 10.30/11.00 di sera, quando il giornale 'chiude', cioè impagina ogni notizia. I tempi: questi cambiano di ruolo in ruolo, da giornalista a giornalista. Di sera la giornalista di GQ viene magari invitata a una sfilata di moda, quella di PC Magazine se ne sta in casa, quella di Case e Giardini idem, quello di Trend Wave magari va a un rave" .
Internet: cosa ne pensi di questo nuovo mondo nascente di comunicazione?
"Internet non soppianterà nulla, nonostante a detta di molti si prosegua a ribadire ciò. Internet è un importante servizio che si va ad aggiungere o meglio integrare ai giornali, alla tivù, alla radio, insomma ad ogni media. Internet è un po' come i telefoni cellulari, per ora è una moda. Ma non lo sarà per molto. Quando la massa smetterà di vederlo come tale, cioè un trend, inizierà a capirlo ed usarlo come fa con il tostapane e la lavatrice. Chi può, investa nella Rete" .
A tuo avviso, quanto può determinare una buona informazione sulle vendite?
"Semplice: un'ottima interazione tra distributori e rivendite e gli stessi organi di informazione, quali i magazine specializzati. I dati ci sono, vanno solo ben elaborati e diffusi" .
Perché i giornalisti nei vostri articoli non provate a sensibilizzare un po' di più i giovani contro la droga?
"Perché lo si fa, magari in modo errato; ma lo si fa. Demonizzando. Certo è che la cultura del timore ha sempre causato effetti controproducenti. Al ragazzo non devi dire 'Non calarti perché vai all'inferno' né 'Non bucarti perché ti bruci il cervello'. L'azione deve iniziare molto prima, a monte. La prevenzione è la migliore soluzione. Pedagogicamente, l'individuo è da monitorare quando è bambino, ovvero in fase di formazione. In quella sua trasformazione non si devono registrare traumi violenti a livello soprattutto sociologico. Se scappa di mano al genitore, allora si deve ripiegare alla cura, che non è più prevenzione. Il padre e la madre e la scuola, oltre ai media, devono assumersi le loro responsabilità. Poi resta la lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti, presente nei locali notturni. Personalmente però sono per l'autoproibizionismo: un adulto compiendo un'azione sa a cosa va in contro".

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Su Future Style, quasi delle previsioni

Majors: "Fantastiche perché ricche, almeno un tempo; ma finalmente la musica da discoteca torna in mano alle indipendenti, come un decennio fa; tuttavia c'era d'aspettarselo… tutto è ciclico… spesso dico: niente si inventa, tutto si remixa; e non solo la musica e gli stessi brani musicali, ma anche le idee in generale, la moda, lo stato delle cose, le filosofie" .
Indipendenti: "Viva le strutture snelle, poca gente e volenterosa; la storia del cartellino da timbrare appartiene al passato, alle multinazionali; viva le alleanze e come dice il mio guru Gianfranco Bortolotti, viva i conflitti d'interesse, che in realtà non esistono, sono solo paranoie per incravattati frustrati" .
Radio: "Se ti colleghi a una radio ondine, oggi paghi, poco ma paghi, la connessione e l'abbonamento a un qualcuno o a un qualcosa. Un domani? Boh, non lo so. Resta il fatto che se vado in modulazione di frequenza, nulla pago. E l'informazione non deve essere pagata. Mai. Morirà chi farà pagare la propria informazione, che diventerà la didascalia, il commento di ogni iniziativa, di ogni immagine, di ogni suono. Ma la gente non vive d'aria e chi produce informazione deve campare e qui scattano i ricchi e i nuovi ricchi, nuovi imprenditori (pubblicità e sincronizzazioni, salvateci, ndr), mascarati, veneti, russi, pelati, col tacco rialzato, cinesi non importa, l'importante che investano e che credano in quello che fanno. I capricciosi e gli incompetenti acquistino pure azioni o trattori, arino campi o giochino in borsa: la musica ha bisogno di rispetto" .
Vendita dischi: "Dischi? Cosa sono? Semmai consideriamo il supporto fonografico in sé, che un po' un oggetto di bellezza, di culto, un feticcio. Io sono un romantico: annuso un dodici pollici, piango su acetato, accarezzo un booklet di un cd e spazzolo i jewel case, così come ammiro la mia ricca e strampalata libreria. Largo al Buddha Bar e alla George V che hanno realizzato una serie con cofanetti in pelle (sintetica) maculata e libretto annesso, largo al gusto (che è sempre soggettivo e mai oggettivo), largo agli atomi e morte ai bit, che sono una truffa, almeno per ora, un domani vedremo con la realtà virtuale e le nuove droghe. I dischi? Rivoluzioniamo il concetto e pensiamo che mentre io scrivo c'è una nuova generazione che nasce e che vede il brano musicale per quello che è: aria. Imprendibile. Che lo schiacci in un mp3 o in una polpetta di vinile, che cambia. La morte della vendita della canzone è l'aver toccato il fondo del barile: un domani la musica tornerà quella che è, solo una colonna sonora. Abbasso il supporto fonografico e viva i concerti live. L'ho detto ai miei amici Kitikonti e Mario Più: belli i vostri dj set, ma mettete su una band, alla Faithless, alla Underworld, costerà tanto ma vi darà tante soddisfazioni" .
Internet: "La Rete non è altro che un mezzo. E' come dire cosa ne penso di un videofonino, di un Nokia Communicator, di una cabina telefonica, di un quotidiano, della tivù, dei segnali di fumo? Viva la comunicazione, il dialogo, il villaggio globale. Gli eremiti abbiano il coraggio di levarsi dalle palle in modo solenne e radicale" .
Prossimi trend: "Così mi improvviso il Mago Otelma. Divertente. Trend? Mode? Tra un po' credo torneranno gli anni Novanta, in tutto, visto che Settanta e Ottanta sono stati ormai saccheggiati. Credo che il punk e gli accessori fluo diventeranno il massimo e conquisteranno la massa, ma saranno infighettati e li troveremo anche alla Standa. Nella musica, niente si inventa, come ho detto. Riavremo nelle orecchie il basso in cavallone e il rap e il ragga che sostituiranno strofe e ponti, per dar via a incisi melodici e riff prepotenti. I dj saranno sempre più belli e giovani. E mixeranno anche immagini con i nuovi lettori dvd con pitch control. L'appiattimento del digitale porterà a nuovi produttori e chi avrà tempo e pazienza scoprirà talenti, chi non li avrà scoprirà l'acqua calda. Per il resto, come ogni anno, a dicembre le canzoni col trenino evergreen, nel primo trimestre si parlerà di sanscemi e sanremi, d'inverno piace di più la techno, la trance l'elettronica e in estate tutti matti per sonorità solari, latine, tribali, che fanno muovere sederi, genitali e che attirano le donna in pista che poi attirano i maschi in pista" .
Il Cd single sostituira' vinile? "No" .
E il Dvd single? "Ne ho visti di belli a Parigi, il mese scorso. Bella idea sino a quando i morti di fame non li scaricheranno da Internet. Sino a mandare in collasso anche l'industria del cinema e del visual. Spesso la gente non sa quello che fa" .
TV trend? "Viva il digitale terrestre, viva la comunicazione, viva i guardoni che prima sui canali privati si facevano le pippe col porno dopo la mezzanotte e che ora sbarrano gli occhi davanti a Carolina del Grande Fratello. Spazzate via il concetto di televisione perché è vecchio. Col videofonino potranno circolare più di 40 milioni di "telecamere" per il paese. Bellissimo. Vai allo stadio e fai la telecronaca per papà che è rimasto a casa. E paghi. Se non paghi, ci sarà qualcuno per te a farlo. Non proprio la pubblicità: qualcuno semplicemente più ricco".

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Intervista per Future Style di Antonio Bartoccetti
Riccardo Sada: music producer, A&R, manager discografico, dj, remixer, giornalista, scrittore, pittore… e che altro?
"Soprattutto cuoco, negli ultimi tempi: il sogno, più che aprire un ristorante, sarebbe quello di aprirlo. Mi diplomai in scuola alberghiera nell'84, che grandi ricordi. Miscelare, inventare, sperimentare: quante volte l'ho fatto. Quante volte la gente ha sputato nel piatto e quante volte invece si è leccata i baffi. E' come fare un disco e far ballare e cantare tutti. E' come scrivere un articolo e incollare il lettore alle pagine che sta sfogliando. Un po' di metodo, non troppo, e tanta pratica. Pochi pensieri e tanto estro" .
I titoli delle tue ultime (cronologicamente parlando) 'fatiche' realizzate come produttore di musica, come remixer, come scrittore, come pittore?
"Urca, sono tante: mi nascondo dietro a tantissimi pseudonimi per dribblare e seminare per strada coloro che mi inseguono da anni e che vorrebbero picchiarmi col martello e sotterrarmi in via Mecenate. Che la gente suoni e balli i miei dischi senza sapere che sia io a farli: molti avrebbero preconcetti e boicotterebbero creazioni per nulla, mettendo in difficoltà le tante persone che lavorano con me. Mi butterò in una ambient music tutta mia, che poco avrà a che vedere con chill-out e lounge. Il tempo passa, io invecchio e i bpm rallentano. I suoni elettro li mangio a colazione ma che siano sui 124 battiti al minuto, non di più" .
Essere aggiornati sulle attività di Riccardo Sada è un'impresa molto impegnativa: oggi esce un disco, domani un libro, il giorno successivo sta già lavorando in studio per la produzione di qualche artista... etc. etc. Io sono rimasta alla pubblicazione di "Houseology (Vita, morte e miracoli della musica House)", ideato da Marco Melega e da te realizzato. E che ha anche ottenuto consensi da parte di tutti gli addetti. Sei soddisfatto dei risultati raggiunti anche sotto il profilo commerciale?
"Per quello che si legge in Italia, sì, molto contento: stiamo lavorando per tradurlo anche in lingua inglese" .
E da "La Storia della House Music", il tuo primo libro pubblicato nel 1994 se non erro, a oggi, ti ritieni soddisfatto della tua attività di scrittore? Vorresti, o stai già pianificando, di uscire dal settoriale per entrare in altri scenari?
"No. Adoro avere i piedi in mille scarpe. E come lavorare con un banco mixer con automazione invece che con uno sprovvisto: con il primo hai il lusso di balzare da un pezzo all'altro scacciando la noia. Vorrei scrivere tanti altri libri. Sono in cantiere, e credo usciranno tra un paio di anni, perché poi sono uno che se la prende comoda, due volumi nuovi: uno sulle donne dj e uno sull'abbinamento tra musica e cucina. Vorrei invecchiare così, mi vedo in un parco, con tanto verde, col mio portatile, in giardino, e mentre scrivo ecco venirmi a trovare le mie nipotine. Due. Gemelle. Mia moglie che se la gode in piscina. I miei amici che giocano. La natura, il bosco, e tanta tecnologia a contrastare il tutto. Ma stiamo parlando di un quadretto che mi ritrae novantenne. Sono immortale, io" .
Presso la biblioteca civica di Ternengo, vicino Biella, hai fondato nel 1998 anche un circolo culturale, il "Sindacato del Suono". Io credo fermamente in queste iniziative e penso che siano la "manna" per le anime, anche per quelle inconsapevoli di essere affamate di spiritualità. Vuoi parlarci di questo centro culturale/artistico?
"In un certo senso tocchi un tasto dolente: quel progetto per ora è accantonato, o meglio congelato, anche per motivi logistici. Pochi avrebbero voluto discutere di musica elettronica e problematiche affini. Così mi sono inventato il Midance, un appuntamento curato da me, dal mio collega Gianni Bragante e dal produttore Pierfrancesco Di Stolfo, il quale ha inventato il nome giocando sul fatto che esisteva già il Midem di Cannes: Milano + dance. Nacque tutto per gioco. Ormai sono circa tre anni che andiamo avanti, anche se senza fisse scadenze e fissa dimora. Il Midance incarna gli animi di tante persone: è vagabondo e comunicativo. Questo oggi è il Sindacato del Suono" .
Parlando di musica, quando cominci a lavorare su un nuovo brano, da dove parti? Da una idea che hai già in testa, da qualche brano che ti ha ispirato etc..? E come poi sviluppate il lavoro?
"Inizio come tanti, da bootleg e derivati. Sono un cuoco. Sono nato cuoco. Anni fa iniziavo dalle melodie. Ora leggo e faccio. Leggo sul giornale una notizia e le trasformo in brano" .
Hai un tuo studio di programmazione/registrazione?
"Si, si chiama Midiots: sono un vero ignorante del Midi. Vivo di Audio. Non sono un musicista. Non sono un dj. Un noto A&R, un po' bassino, ultimamente mi ha apostrofando dicendomi, adirato: vedi, tu Sada con la dance non c'entri un cazzo. E aveva pienamente ragione: forse proprio per questo motivo mi sento libero da vincoli, restrizioni, pronto a spaziare. Quel 'non c'entrare nulla con la dance' è il non appartenere a qualcosa di preciso. Ed essere poco giudicabili per quello che si è e criticabili solo per quello che si fa: un bel traguardo" .
Quali sono le macchine che preferisci utilizzare in studio (computer, software, generatori di suono, campionatori, ....)?
"Viva Sound Forge, viva Cd Architect, viva Acid Pro 5.0. Viva il saccheggio di campioni. Non voglio virtual instrument perché non voglio instrument. Ho orecchie per capire ma non mani per suonare" .
Qual e' il tuo background musicale?
"La radiolina che mia mamma mi mise nella culla. Poi libri, gavetta, il solito" .
Quali artisti/musicisti ti hanno influenzato e ti influenzano maggiormente nella realizzazione dei brani?
"Quelli che appaiono sulle riviste più strane, non è detto Mixmag e tantomeno DJ Mag. Semmai la francese Trax oppure Future Music. Amo Madonna. Sono nato coi Depeche Mode. Ho fatto anche il dj, dall'88 al '90, mi intrippai con la acid house ma fu una noia mortale suonare sempre la robbbbba degli altri. Era frustrante".
Quale sarà il tuo "stile futuro"?
"Sarà qualcosa che arriva dal passato perché tanto non s'inventa più nulla, tutto è ciclico, mode, costumi, suoni, colori, manie. Niente si inventa: tutto si remixa. Ultimamente sono molto paninaro: wild boys!" .
Quale sarà la musica di tendenza nel prossimo futuro?
"Domattina o tra 50 anni? Domattina è uguale a oggi. Tra cinquant'anni saremo abituati alle nuove generazioni, soprattutto a prendere la musica per come è. Sarà la nostra vera colonna sonora" .
A gennaio 2005 hai così commentato The Sound Prophecy 2004 (pubblicata su Future Style): "Forse ci avevo un po' beccato con le profezie". Avevi fatto "profezie" sull'andamento di Majors, Indipendenti, Radio, Vendita dischi, Internet, Prossimi trend, tv trend, cd o vinile. Ecco, per quanto riguarda i supporti, ora, a distanza di un anno, pensi che i 'classici' e 'fisici' supporti musicali (vinile, cd, dvd etc.) abbiano ancora un futuro commerciale?
"Sempre meno. Ma ci sono le vecchie generazioni e ciò che queste tramandano. Da padre in figlio si trasmette la passione per il tifo e la squadra del cuore: bene, si erediterà anche l'amore per il supporto fonografico. Anno 2130: 'Nonno, ma è vero che una volta uno doveva scendere per strada e cercare un luogo in cui comprare la musica?'" .
Internet, mp3, electronic books, magazine on line, ... come vedi ora questo mondo virtuale e quali potenziali opportunità prevedi possano
esserci in futuro, sia per chi offre che per l'utilizzatore finale?
"Il problema sono le possibilità: il problema non è il software bensì l'hardware. Un litro di benzina qualcuno se lo può anche permettere, bisogna vedere dove la metti, se su una Panda scassata o su un Ferrari. Le dosi fottono tante persone" .
Tu sei anche un sostenitore delle attività live dei gruppi. Come vedi oggi l'andamento del "suonare dal vivo" in Italia? Pensi che la potenzialità del live sia oggi una 'potenziale resurrezione' della musica e del musicista?
"Ho detto al mio amico Mario Più: fai una band. Ha credibilità. Affiata. Crea un feeling che va nella direzione opposta del dj, sempre più un onanista della consolle. Mi piacciono le orge, la band, il chitarrista che ti dà una spallata, il cantante che fa l'occhiolino al dj o al tastierista. Sul palco, come in un campo da calcio, siamo tutti fratelli e tutti uguali. Io e dei miei amici, il giornalista Stefano Nincevich, il bassista Tony Corizia e il dj Stafano 'Mat's' Mattara abbiamo messo su un gruppo punk house. Ci facciamo chiamare Peep Show. Il motto è… you have the right to remain silent... Stiamo pensando a un album. Il singolo è uscito da poco grazie a Stefano Noferini e la sua Sound4Group; l'etichetta è la Deeperfect e il titolo de brano è 'Champagne & Molotov'. Tu mi bruci la vita con bottiglie incendiarie e io spengo con le mie magnum fredde di cestello" ..
La tua tracking list personale preferita (dieci/venti brani/remix, di altri artisti e/o tuoi).
"Così, in ordine sparso: 'Rhythm Is A Dancer' degli Snap!, 'Buffalo Stance' di Neneh Cherry; 'Beat Dis' di Bomb The Bass; 'Move On Baby' di Cappella; 'Your Love' di Frankie Knuckless; 'Pump Up The Volume' dei M/A/R/R/S; 'Hideaway' di De' Lacy; 'Pacific State' degli 808 State. Poi tutta la discografia di Pet Shop Boys, Devo, Tangerine Dream, Depeche Mode, Visage. Il primo album di Moby, il primo e il secondo degli Underworld, tutti quelli dei Prodigy ma sino al '97; tutti quelli dei Chemical Brothers e i primi degli Apollo 440; poi Livin' Joy, Lovestation, Shamen e soprattutto Klf" .
Quanto tempo passi ad ascoltare novità musicali ogni giorno e quanto a leggere?
"Facciamo delle percentuali: ascolto per il 60 per cento, leggo per il 30" .
Che libro stai leggendo attualmente?
"Roba di Murakami, regalatami dalla mia fidanzata" .
Quale dj o musicista ti piace attualmente? E quale produttore?
"Il nuovo Mario Più, elettronico a manetta. Poi Abe Duque, poi Mylo, Linus Love, amo Steve Bug, Alexander Robotnik. La scena elettronica. Il re per ora mi sembra solo Jaques Lu Cont, ovvero Suart Price, un maestro. Come musicista, beh, sono tanti: in Italia per me i numeri uno sono Roberto Arduini e Stefano Mattara. Grandi" .
Ai lettori di Future Style che vorrebbero iniziare una carriera poliedrica come la tua che consigli puoi dare? Da dove dovrebbero partire e quale strada dovrebbero seguire?
"Non fatelo, può essere pericoloso" .
Qual è il migliore consiglio che hai ricevuto e che ti è servito da quando hai cominciato la tua 'carriera'? E chi te l'ha dato?
"Vietato vietare: vidi quel cartello a una festa organizzata dal settimanale satirico Cuore, nel '92. Mi cambiò la vita. Libertà al cento per cento. Si impara tanto dalla strada: magari si risulta rozzi. Ma meglio che essere condizionati" .
Il risultato che hai fin qui raggiunto è sufficiente a farti pensare 'la mia carriera è già un successo!'?
"Una carriera si valuta dal denaro (oggettivo) e dalla chiacchiera (soggettivo): dipende, vivo sereno. Punto al nuovo e basta" .
Che tipo di direzione prenderà la tua carriera in futuro? Quale delle tue attività prendere il sopravvento?
"La cucina" .
Parlaci di tutti i tuoi progetti in cantiere.
"Due libri, tanti dischi, Una tonnellata di compilation. Tornare a dipingere. Andare più spesso in palestra" .
La prima cosa che pensi quando al mattino ti svegli?
"Si muore ogni notte e si rinasce ogni mattina" .
Qual è il momento migliore della giornata?
"Quando mi stanno alla larga i cialtroni, anche se ormai ci ho fatto il callo. Si impara anche da loro, comunque…" .
Il tuo principale difetto?
"Dico ciò che penso: e nel Duemila, inteso come epoca, sublimata dall'ipocrisia, vi assicuro che è un gran bel difetto" .
La tua principale 'virtu'?
"Comunico da Dio" .
Caratteristica principale del tuo carattere?
"Parlo, parlo, parlo: dialogo, coinvolgo" .
Interessi spirituali?
"No, però mi è simpatico Buddha. I grassi raramente sono antipatici" .
Qual è l'attuale condizione della tua anima?
"Sta bene, si adatta a tutto" .
Il tuo rapporto personale con la "realta virtuale"?
"Continuo a pensare a Matrix. Siamo dentro un Matrix: siamo protagonisti involontari di un film ecco il perché di tanti flasback e tanti dejavù" .
Le tue fantasie ricorrenti?
"Quella del nonno con moglie, figlie e nipotini" .
Il tuo sogno ricorrente?
"Ampi spazi bianchi, acqua, paradisi, modernità" .
Che cosa è la musica?
"Qualcosa di irreale: se ci hanno schiaffato in un film, dovevano pure inventarsi una colonna sonora, no?" .
Sito web preferito?
"Visito pochi siti, sono quelli delle linee aeree quando prenoto i voli, sennò tanta posta elettronica" .
Computer preferito?
"Il mio Nokia Communicator 9500" .
TV preferita?
"La7" .
Collezioni?
"Magliette" .
Il tuo relax preferito?
"Passeggiare, fare shopping e andare alle terme con la mia fidanzata e fare la spesa con mio padre" .
Poeta preferito?
"Baudelaire" .
Compositore preferito?
"Wagner" .
Album preferiti in assoluto?
"Troppi" .
Qual è l'ultimo film che hai visto?
"'Fourteen - Un Anno Dopo': lolitismo allo stato brado" .
I tuoi interessi principali al di là della musica?
"I manga, amo Gundam, adoro i gatti, il mio, Coda, e quello della mia fidanzata, Sophie" .
Che cosa odi maggiormente?
"Il pressapochismo" .
Che cosa ti preoccupa del futuro?
"Niente" .
Hai mai fatto uso di droghe?
"Uno spinello all'anno. Ma la coca, l'Lsd, l'Ecstasy, tutta sta robbbba qui mi sta sul cazzo, è artificiale. Chi ne fa uso è un debole per il motivo che vuole mostrare e mostrarsi per quello che non è. Ecco perché mi limito a un bicchiere di rosso ma non vado oltre. In discoteca non bevo superalcolici: una bella Red Bull e via" .
Di che cosa te ne freghi?
"Delle parole dei miei detrattori: sono io che guido i giochi, se hanno intenzione di misurarsi col sottoscritto. A loro la spada migliore, a me la penna più graffiante" .
La cosa più importante della vita?
"La natura" .
Che cosa cambieresti nel mondo?
"Cancellerei le religioni, darei in mano la politica alle donne per metterle alla prova e manderei in miniera Bush" .
Con te vive qualche animale?
"Il gatto Coda" .
Il tuo motto?
"Niente si inventa: tutto si remixa" .
Nome, cognome: Riccardo Sada
Quanti anni hai? 37
Altezza: 1,72 peso: 70
La tua opinione su:
Eroi: Ghandi
Pace: Ghandi
Guerra: una cosa tutta maschile
Droghe: non servono
Sesso: libero
Amici: ci sono ancora, credeteci
Amore: anche questo c'è ancora, credeteci
Inferno: ma quando mai?
Paradiso: è sulla terra, basta trovarlo
Moda: utile per mascherare
Felicità: è creare
Dolore: le perdite
Successo: la serenità
Giustizia: alla fine, dovrebbe trionfare…
Famiglia: una sublimazione
Verità: la chiarezza
Istituzioni sociali in genere: non in Italia…
Morale: si può discutere
Etica: meglio la filosofia
Hai un messaggio da comunicare ai tuoi fan e ai lettori di Future Style?
"Si: comunicate e bene. Sennò, sdraiatevi su un divano e guardatevi un dvd".

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Un pensiero per Djing.it
"Vedo la situazione dei dj in recesso e in regresso, di pari passo della direzione presa dall’economia mondiale: regna il caos. E la cosa mi incuriosisce. Così come tra i giornalisti, anche tra i dj vi sono volenterosi che si concedono a due euri a dj set per ritagliarsi un posticino sotto al sole. Liberi di farlo. Tale atteggiamento non è da condannare: semmai è da inquadrare meglio per evitare confusioni. Se i gestori dei locali tra l’altro non comprendono la differenza tra il “DJ Fabio” della situazione che suona per 50 euri (e che sta dietro ai piatti perché il dj ha più probabilità di un cameriere di fare sesso) e il Nic Fanciulli che ne guadagna 8 mila a botta, questo è un problema. Grande come una casa. L’informazione e la cultura del clubbing e del dj pertanto dovrebbe interessare da vicino coloro i quali si cimentano nel settore. In Italia abbiamo poca di questa cultura. Dovessimo mettere in consolle un presentatore televisivo della domenica pomeriggio, stiamo certi che farebbe più cassetta di un Todd Terry che si è sobbarcato ore e ore di viaggio e che ne avrebbe da raccontare, con i suoi vinili. Non dimenticherò mai cosa dissero i fratelli Visnadi durante un’intervista: ‘in Italia non c’è la cultura della musica perché non c’è la cultura della cultura’. Figuriamoci se esiste la cultura del dj. Siamo in un Paese, ma siamo anche in una società, che col trascorrere del tempo esalterà il lato esteriore dei dj. D’altro canto, in un certo verso, il dj non è altro che un juke-box con due mani e due piedi (e anche una testa): a differenza di una macchina, può essere meno tecnico ma più imprevedibile e affascinante. Punterei su queste ultime doti: un bel dj, magari una (bella) donna dj; avrebbe più carisma che un cinquantenne che si barda come fosse un teppistello minorenne. Viva i belli. Il mondo dell’intrattenimento è dei belli. Per “l’imprevedibilità”, beh, lì spazio all’estro, alla creatività, bandendo i dj che suonano i dischi fotocopiati dalle classifiche radiofoniche. Ci vuole coraggio. E c’è poca gente stoica in giro. Se continuiamo a imitare i calciatori, ci troveremo presto all’anno zero e con un autogol che porterebbe alla sconfitta della professione. Il che, forse, non sarebbe male per un settore che necessita di aria nuova".

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Tesi del dj Francesco Pagano
Quale è il suo lavoro e il suo titolo e da quanti anni lavora nell'industria discografica?
"Il mio lavoro è quello di giornalista: il mio amore per la comunicazione mi ha portato nel mondo della musica verso ruoli molto vicini alle pubbliche relazioni. Il confine tra giornalismo e uffici stampa ormai, purtroppo, è palesemente labile. Il mio titolo oggi è quello di reporter a tutti gli effetti" .
Quali sono stati gli effetti dell'avvento di Internet e dei formati digitali (per es.: Mp3) sulla musica in generale e sul suo lavoro?
"I supporti digitali, quindi il bit che ha sovrastato l'atomo, non hanno fatto altro che accelerare i tempi di un sempre più imminente anno zero dell'industria musicale, soprattutto discografica. La musica in sé se la passa egregiamente, anzi, le fusioni date dalle integrazioni e dalla tecnologia hanno decuplicato il consumo di essa: diciamo che gli imprenditori che l'hanno gestita sino a oggi sono stati poco lungimiranti e troppo seduti sugli allori. Spesso vince la visione e l'incoscienza. In sintesi e in analisi, l'effetto è stato devastante: nel mio lavoro, aumentando i media e decollando Internet, sono triplicate le richieste di informazione in merito al movimento musicale" .
Internet è più un mezzo per migliorare la promozione e distribuzione della musica o un mezzo per ottenere musica gratis?
"Internet è un mezzo e stop: dipende unicamente da come viene utilizzato. I bit costano il nulla rispetto agli atomi: infatti, le pagine on-line a pubblicarle costano niente se confrontate con la carta, che ha una sua poesia ma anche un suo limite fisico. Questo per dire che i bit hanno portato la quantità a limiti stratosferici (chi ha il coraggio di stampare libri, vinili e dischi, oggi? , ndr ) e che la confusione regna sovrana. La selezione ora è a nostro carico, di chi naviga: c'è chi segue l'istinto e invece chi si fa accompagnare. Ognuno di noi però può essere un Google…" .
Secondo lei in che modo il Web aiuta i nuovi artisti? Per esempio gli artisti senza una casa discografica o gli artisti che producono musica fuori dagli schemi del mercato capitalista?
"Il web non è che una moderna finestra sul mondo, dipende su che piazza si ha l'occasione di affacciarsi. Sul balcone si sta da soli o in compagnia, davanti alla folla o dinnanzi a una collina. Per me spesso on-line cadono i valori, i significati che si danno alle cose; altro confine labile oggi è tra i blog e i siti ufficiali. Oggi un sito, di qualsiasi genere, è un biglietto da visita, più o meno ricco, con la propria voglia di raccontare e snocciolare informazioni. Per i nuovi artisti questo è un volantino elettronico, la propaganda: fondamentali sono gli aggiornamenti e quindi le newsletter e i gruppi di interesse" .
Quali sono le sue previsioni per il futuro della musica e del suo lavoro nell'era di Internet e dei formati digitali?
"Il futuro della musica è roseo. Si arriverà a una svolta invece al futuro del relativo business: sarà una riconversione morbida. Già alle ultime edizioni del Midem di Cannes, rassegna discografica annuale che si tiene in Francia, si sono notati i cambiamenti di offerta e richiesta del mercato. Anche il mio lavoro non cambia né cambierà: forse la metodologia sarà supportata in modo massiccio dalla tecnica (ad esempio, il mio nuovo libro, sulle donne dj, è stato scritto in gran parte con un Nokia Communicator); sicuramente il consumismo sacrificherà gli approfondimenti. Sale probabilmente la responsabilità dei reporter a 360 gradi: tra tante nuove leve chi si propongono a vecchi e nuovi media, gli anziani del mestiere come me risultano come ap(pesanti)ti compendi che fanno a cazzotti con dei bigini. Mi sento come uno degli ultimi Highlander, il che è bello perché maledettamente romantico".

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Intervista su Ladyjay redatta da Marco Corona, per gentile concessione del sito Finto Figo
Un inseguimento via chat Messenger e Skype, via sms e via e-mail. Braccato, Riccardo Sada, giornalista ormai innamorato di narrativa e saggistica sul clubbing, perso per le donne disc jockey, è stato intervistato in esclusiva per FintoFigo. Un botta e risposta annunciato e colorato di rosa…
Riccardo, cosa sta accadendo al mondo delle donne dj?
"Al di là che io sia per la belloterapia e che di dj maschi (almeno) carini in giro ce ne siano ben pochi, sono dell'idea che le quote rosa debbano essere rispettate in ogni campo, in modo particolare in quello dell'intrattenimento. E' doveroso, oggi, fare una panoramica sul mondo delle donne dj. Sono loro le principesse. E lo saranno sempre di più" .
Qualcosa ha cambiato il tuo punto di vista, ultimamente?
"Influenzato non e riequilibrato poco nell'infanzia da una madre femminista, mi sono chiesto perché mai ci fossero attenzioni solo per scosciate starlette e non per l'altra metà del cielo che da anni preme, lotta, induce energia e porta vero glamour in un ambiente che fatica a rigenerarsi e mettersi in discussione. Prevedo che la donna dj un domani sarà (finalmente) qualcosa di comune, malgrado oggi sia tanto di tendenza (si frequentino feste private e non), modaiola (si visionino gli spot) e in crescita esponenziale (è un trend in ascesa)" .
Hai fatto la tua disamina, quindi?
"Sì. Non solo: la mia consueta ricerca. La mia costante investigazione. Le ho inseguite, ascoltate, spesso comprese, attese e a volte condivise, con le loro paure, i loro sogni, le loro atipiche tecniche. La loro unicità ha permesso che ne nascesse un libro: Ladyjay. La casa editrice sarà la Mediane, con cui sto buttando giù altri progetti. La data indicativa di pubblicazione è maggio 2006" .
Cosa ti ha ha colpito di più di loro?
"La carezza di una mano femminile su un disco magari in vinile è la cosa più felina, romantica e aggraziata che ho visto nel sempre più volgar-popolare clubbing. Così, le ho intervistate. Le ho fotografate. Ne ho scritto una storia, rispettando fedelmente il loro credo e il loro obiettivo congiunto: comunicare. Suonano, le donne dj, per riflettere se stesse. Per loro, il suono è un flusso. Raramente accettano strumentalizzazioni, le grandi, le storiche, le appassionate, le inarrestabili" .
Vi saranno parecchi dettagli, nel libro?
"In accordo con la casa editrice, è stato scelto di inserire il testo tradotto anche in lingua inglese, in modo da pensare anche agli interessati d'oltre confine. L'introduzione è curata da Emanuela Doriani, storica mettidischi oggi in forza alla squadra di Play Radio; la prefazione è di Ellen Alien, berlinese, intellettuale, attenta al cursus delle colleghe" .
Per citare qualche altro nome?
"Vi saranno immagini e pensieri di Miss Kittin, Sonique, Sister Bliss, Babayaga, Jo Mills, Lisa Loud, Smokin' Jo, Lisa Lashes, Princess Superstar, Screamin Rachael, Annie, Marusha, Lisa Pin-Up, Lisa Lashes, Tania Vulcano, Chloè, Miss Djax e tante altre. Nel volume si parlerà di associazioni di categoria, federazioni e leghe. Poi, si tratteranno gli eventi mondiali, le manifestazioni. Infine, si narreranno stranezze, magari non disdegnando qualche piccolo pettegolezzo da… cronaca rosa" .
Ma Ladyjay esattamente cos'è?
"Ladyjay, in collaborazione con la Aid, sarà anche lo sdoganamento ufficiale per la prima Associazione Italiana Femminile Disc Jockey. Abbiamo già parlato con il mitico Gianni Naso che si è mostrato prima interessato e incuriosito dell'idea e successivamente motivato e scalpitante. C'è fermento attorno al marchio. Sulla carta stiamo approntando anche un programma radiofonico: c'è tanta carne al fuoco. E poco fumo" .
Ladyjay sarà una specie di sigillo di garanzia?
"L'intento non è quello di fare un Dop o un Doc come quello che si appiccica su formaggi o vini. Il rispetto nei confronti prima della donna e poi della professionista da parte nostra è infatti massimo. Tuttavia cercheremo di legare, associare il marchio a ogni iniziativa che sia in linea con il nostro operato e la nostra filosofia. Siamo per la disciplina, l'applicazione, l'evoluzione. Considereremo parecchio la musica e la discografia. Anche perché il marchio farà quasi da garante alle nuove produzioni delle dj producer a no appunto più vicine, magari se scoperte dalla casa discografica Melodica, nella persona del suo C.e.o. Diego Abaribi" .
Che ruolo ha Abaribi in Ladyjay?
"Diego è il mio partner in questa esplorazione.. Ladyjay insieme a Miss DJ, quest'ultimo marchio del grande organizzatore di eventi, Lello Carvelli del Noblesse Oblige, si terrà un tour: date in giro per l'Italia per scoprire quella che in realtà è la miglior dj italiana. Ricorda un po' il Dmc, questa iniziativa: un veloce alternarsi alla consolle, scratch, mixati rapidi e tanto stile. A breve annunceremo il nome di un illustre discografico che sta facendo la differenza nell'intera operazione e che attualmente opera dietro le quinte in modo eccezionale. Siamo un bel gruppo, davvero assortito".

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Intervista per Nightlife Magazine scritta da Alessandro Rimassa
Come si fa a fare una compilation per un locale?
“Indubbiamente occorre tanta pazienza, se non altro per far comprendere a gestori dei locali stessi o pierre quali sono gli iter classici della discografia. Vi sono ovviamente parecchi step. Il primo senza dubbio è quello concernente la creatività, quindi si parte da un'idea di base che può essere suggerita dalla casa discografica con i suoi standard o fornita dallo staff del locale. Certamente è fondamentale che ascoltando il cd si respiri le stessa atmosfera vissuta all'interno del locale; così, meglio che a livello tecnico ci siano consulenze da parte della casa discografica (che sta a stretto contatto con il distributore, incaricato di diffonderla nella sua rete) e dritte artistiche da parte della proprietà del locale in collaborazione con i propri pierre e disc jockey. Quest'ultimo non è altro che il testimone del progetto, un po' quello che accade per un artista quando dà alla luce un album. La selezione dei brani, accurata, certo è un punto cruciale e spesso i dj, pensando di poter approfittare della situazione, calcano la mano inserendo troppi brani di amici, colleghi e conoscenti. Questo non fa altro che sminuire il valore del progetto stesso: occorre pertanto un compromesso tra quello che si vuole veicolare, quello che rende ottimamente sulla pista e quello che l'acquirente vorrebbe trovare all'interno del cd, che esso sia venduto o omaggiato. Step seguente è il missaggio dei brani e la realizzazione di un master audio, in concomitanza con quella che è la ricerca delle autorizzazioni delle canzoni da parte delle case discografiche che partecipano al progetto; nel contempo si lavora all'artwork, all'intera copertina (booklet, front e back cover) in cui verranno integrati i credits, cioè i dati relativi alle tracce in essa contenuti; si sceglie il packaging (carton sleeve che è la busta cartoncino o il jewelbox che il classico in plastica o ancora il digipack che è quello già di moda, interamente composto di cartoncino spesso pressato). Dopodiché si procede alla stampa, alla cellofanatura, alla spedizione al distributore che viene infornato sulle promozioni varie connesse, come strategie di marketing o formule di abbinamento (va sempre forte quella editoriale, cioè cd + rivista a prezzo politico)” .
Quante copie si stampano?
“Dipende dai budget. Il minimo si presume possa aggirarsi attorno alle 500 copie, ma compile da un milione di copie non se ne fanno più, neppure se abbinate a magazine celebri e patinati. Al massimo si parla di 10mila copie, quando va bene. Il dj Coccoluto un annetto fa vendette 100mila copie con un marchio neonato e fece scalpore. Ma i nomi storici sono sempre gli stessi: Hitmania, Hot Party, Mp3 Compilation e M2o, ma anche questi marchi versano in una fase di recesso, sebbene se la passino molto meglio di altri. Multinazionali o indipendenti, è una questione di diffusione di marchio: la spottizzazione non fa più la differenza. Tuttavia, non ci sono più margini. Meglio lavorare senza troppi rischi e in questo Cdyourself è leader visto che produce cd per brand che vanno dagli energy drink ai resort, dalle palestre agli alberghi, passando spesso anche per circuiti tradizionali: Spesso la scelta cade su lounge e chill-out che sono generi molto alla moda e caratteristici per il relax, quindi ottimi per colonne sonore di aperitivi e serate mondane e raffinate” .
Quali costi si devono sostenere?
“Dipende dalla casa discografica. Diciamo che il breakeven, cioè il raggiungimento del pareggio, è sulle 500 copie se si realizza un cd standard in jewelbox, senza troppi fronzoli e privo di brani che necessitano di anticipo royalties, cioè costi che si deducono anzitempo dalle percentuali di vendita. Sulle mille copie siamo sotto i 4 euro e in esso vi sono già i costi grafici, di mastering, di selezione” .
Come avviene la scelta dei brani (artistica, ma anche problemi con diritti, etc.)?
“Avviene, come detto sopra, con la collaborazione tra casa discografica e cliente, in questo caso il proprietario del locale. L'idea fa la differenza” .
Meglio venderla nel locale o distribuirla nei negozi?
“Entrambe le cose: meglio un lavoro sinergico ed efficace che una scelta radicale. Anche se nel locale c'è sempre l'impressione di portarsi a casa un pezzetto di serata. E poi chi va in un negozio di dischi viene confuso dalla iper offerta: troppi titoli. Spesso si va in un negozio di cd con l'idea precisa di comprare un titolo che si ha in testa. Nel locale, invece, non vi è concorrenza né di titoli e tantomeno di prezzi concorrenziali: quello è il cd del locale, che piaccia o no” .
Quali sono i possibili guadagni?
“Miseri, sulle tirature basse. Più si tirano (se ne stampano) e più il costo si abbassa: ma servono budget importanti. E' semmai un gadget, ma questo è più che altro un parere personale si associa con la società per cui lavoro, cioè Cdyourself” .
Cosa serve fare una compilation? È un discorso di immagine?
“E' marketing puro, è un pezzo di avvenimento non fatto di parole o di bit bensì di atomi, che permette una vera collezione, passione, mania. Penso che a Natale nessun papà al proprio figlio abbia promesso un bel file mp3: al massimo un cd singolo, se le tasche della famiglia piangono” .
Come scegliere il dj che la mixa e la promuove?
“Spesso si sceglie il dj resident, beniamino de locale se si tratta di una compilation fatta per una discoteca o un discobar o un happening preciso. Altrimenti, si punta in alto con dj di alto profilo, re nei club o paladini dell'etere” .
Quali compilation di locali, in Italia, hanno sfondato?
“Quelle dei locali vip, top: quella del Pineta, quella della Villa delle Rose, del Cafè Solaire, la nostra della festa della liberazione francese del 14 luglio, 'Supernatural', mixata da Miki Garzilli, poi ancora le feste a tema, quele house, come il Supalova. Perché non è più la discoteca che fa il cd bensì la onenight, quindi avanti con Le Folies de Pigalle, del Matrix, del Papete o del Fiat Playa” .
Quali sono entrate in classifica?
“Ben poche in quella di vendita. Ripeto: fanno buzz, cioè creano interesse” .
Come funziona il mercato delle compilation dei locali all'estero? Dov'è nato?
“E' nato dall'esigenza e contemporaneamente in tutti i territori del mondo: il Regno Unito è senza dubbio leader ma anche gli Usa, amanti del marketing, si stanno animando. Ora il fenomeno si è espanso a macchia d'olio” .
La tua esperienza: com'è nata l'idea, come hai realizzato, quali investimenti, quali guadagni?
“L'idea di Cdyourself è di veicolare marchi in modo alternativo, quindi la classica compilation, il canonico target o il tradizionale formato lo lasciamo fare agli altri. Noi facciamo incentive marketing attraverso la musica, anche se il nostro scouting è continuo, inesorabile. Puntiamo ai suoni della strada, ultimamente, anche se richiestissimi da certi clienti sono sempre chill-out e lunge. I guadagni sono figli delle variabili ma non nascondiamo che spesso i colpi da 200mila copie vengono messi a segno con disinvoltura e questo grazie al commerciale che è ubicato a Cremona con i suoi call center. Noi di Milano facciamo il nostro con ricerche e creatività” .
Si può fare una compilation coinvolgendo magari uno sponsor?
“Si ma in questo caso si tratta di sincronizzazione e allora nel contratto con fornitori e partner va specificato” .
Varie ed eventuali: tutto quello che vuoi raccontare sulla tua esperienza o che vuoi sottolineare…
“Il cd, come il vinile, come i nastri, sarà sempre più un oggetto da mostrare, da esibire, da amare e collezionare, al di là del suo contenuto. Come avviene con la filosofia zen, il contenitore farà di un sol boccone il valore del contenuto. La forma potrà comunque andare ottimamente a braccetto con la sostanza. L'abito, nella musica, spesso fa il monaco”.

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Intervista di Katya Malagnini per La Dolce Vita Magazine
Su La Dolce Vita Magazine, una chiacchierata di Katya Malagnini.
Tu che da anni sei nel settore e di tendenze ne hai viste diverse vuoi dirci qual è il tuo concetto di tendenza?
“Tendenza è azione, quindi comunicazione. Vi sono più gruppi, come i partitini e i partitoni della politica italiana, a popolare questo macrocosmo: vi sono le locomotive, che aprono la strada al trend, creandolo (quasi) da zero, dirigendolo, e i vagoni, che seguono, migrano, muovono il flusso. Senza il primo zoccolo duro non esisterebbe il secondo. E viceversa. E non s'inventa nulla: tutto esiste già ma ciclicamente viene rimesso in discussione, dalla mutanda a un profumo, passando da una ricetta gastronomica sino a un genere musicale. Sfidando ogni ossimoro, l'arte di arrangiarsi sfida e sposa quella del remix. Da anni sostengo che niente s'inventa, tutto si remixa” .
Quali sono in Italia le discoteche di maggior successo? E perchè?
“Sono i club che hanno più storia, più affezione; spesso offuscati da marchi storici, perché il nuovo locale è la onenight: il marchio prende il sopravvento. Tutto è marketing. Spesso ci sono degli 'inventati', degli improvvisat(or)i nel settore. E le star pagano le conseguenze dell'inesperienza. Inutile fare i nomi delle discoteche di successo, sono quelle nei cuori del popolo tricolore. Gli italiani sono dei gran romanticoni” .
La crisi è sempre più constatabile. Cosa è successo ai locali da ballo?
“E' accaduto che siamo nella fase calante e che nel nostro paese tutto si mitizza per poi essere ridimensionato. Siamo la nazione dei fenomeni, del passaparola-chiacchiericcio-gossipparo. E nella ruota della vita, quella delle ciclicità, ecco che i locali che vanno per la maggiore sfuggono alle ferree regole del marketing. Fare un localino è un gioco da ragazzi, così come riempirlo, e infatti chi soffre di più è il localone. Ma la contraddizione scatta dal momento in cui uno viaggia dal nord al sud dello Stivale. Siamo culturalmente diversi. Bisognerebbe analizzare il tutto suddividendolo in aree geografiche: l'Italia è complicata come chi la popola” .
Movimento notturno dieci anni fa ed oggi: quali le differenze?
“Sostengo da anni che il dj è l'involuzione del juke-box, pertanto se qualcuno per forza di cose deve occupare la regia di una discoteca, che essa sia luci o audio, almeno che abbia una bella presenza. Voglio donne in politica. Voglio donne in consolle. Voglio più uomini sui cubi, soprattutto metrosessuali. Nuovo o rinnovamento non significa rottura ma scelte, raramente radicali, che possano veicolare bellezza nei nostri occhi. E poi di dj uomini è pieno. E sono tutti brutti. Preferisco una fanciulla che commetta l'errore di incappare in un cavallo (un missaggio errato, ndr) piuttosto che la certezza di un dj set scontato, patinato, omologato” .
Qual è il cocktail più richiesto, quello che fa più tendenza (inteso come mix esplosivo di componenti che generano tendenza)?
“Aggrapparsi alle annate. Anni Ottanta, Novanta, Duemila a breve: da un preciso lasso di tempo si preleva tutto, il capo d'abbigliamento, la droga, il suono, il colore, lo stile, lo slang” .
Dicci quattro componenti essenziali che generano la tendenza?
“Ne dico uno: l'azione. Che riverbera nella comunicazione. Se vogliamo per forza quattro rami(ficazioni), allora vista (al look), tatto (stoffa di uno stile), gusto (i gloss che cambiano e ogni bacio ha il sapore di un calendario), udito (cassainquattro e… pedalare)” .
Si dice che i giovani non sappiano più divertirsi: secondo te perchè?
“Non è vero. Fanno tutto e presto: esperienze in generale, affettive, sessuali, esistenziali. Sono più pratici di quanto si pensi. Sono inafferrabili, imprendibili, incatalogabili” .
Potendo prendere incisivamente la situazione in mano per risollevare il movimento notturno e tutto ciò che lo circonda, cosa faresti ?
“Mi turerei il naso alla Montanelli. Ma non per un voto, per una scelta politica più estrema. Mi candiderei. Penso che lo farò, penso tra qualche anno. Niente partiti della notte. Di notte si dorme. Ma una nuova forza per i giovani e i giovanissimi, perché lo sono (stato…) anch'io, so cosa si passa. Poche palle, tanta carne al fuoco. Non servono guide, non servono maestri di vita. Serve gente disinteressata al business e amante del viver sincero. Quindi, se a breve sarò ricco, mi butterò in politica, capirò solo così come un pesciolino come me sguazzerà tra grassi e incravattati squali” .
Il concept dei locali notturni é in continuo movimento... Che cosa si intende oggi, nel 2007 con il termine discoteca?
“Un posto. L'ubicazione. Una serie di servizi. L'architetto fa il dj o il pierre, va dagli amici, dà delle dritte, viene usato o riesumato uno stile, si fatica a capire se è più importante il contenuto (gli avventori) o il contenitore (il club). Chi fa trend? Il termine discoteca è oggi legato a qualcosa che non c'è più: né al disco (né in vinile né in cd, perché tanti dj lavorano con digitalissimi mp3) né alla Disco scritta in maiuscolo (non ve n'è di ombre né nella house music attuale né nell'arredo visto che sono scomparse le palle strobo). La discoteca è morta. Ecco perché il clubbing non se la passa malaccio: è solo in una fase di stallo che precede un grande cambiamento. Come il nostro amato pianeta Terra” .

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Matteo Chamey intervista Riccardo Sada per Rockerilla di gennaio 2008
Raccontaci Milano, cos'era prima e cos'è oggi questa città amata e odiata un po' da tutti…
“Milano è la città più europea d'Italia e la meno europea d'Europa. Sotto tanti aspetti, magari di carattere internazionale, è provincialotta, sempre ancorata a clichè duri a morire, a noiosi aperitivi e sequenze nevrotiche. Insomma, un buon posto per nascere ma pessimo per investire. La piccola o media borghesia non è di casa, all'ombra della Madonnina: a Milano vive bene - e meglio che in altri posti - il ricco vero, meglio se non arricchito” .
La musica è parte di te fin dal 1988, quando inizi una collaborazione con la syndication radiofonica Rete Italia International, in realtà avevi già 20 anni, quando hai capito che la musica ti avrebbe accompagnato per tutta la vita?
“Penso che più il tempo trascorre e più la musica sarà aria e sempre meno atomi. Se si tratta di musica discografica, trattata unicamente per il commercio, vedo solo la pubblicità all'orizzonte a salvarla. Il cd, le penne usb, i vinili tanto retrò sono solo gadget. Oggi il contenitore può fare il contenuto” .
L'ambiente delle discoteche, i giovanissimi che crescono insieme a te, li segui da coetaneo per poi vederli da adulto, cosa significa essere un teenager al giorno d'oggi?
“Dovremmo chiederlo ai teenager: io vedo solo un'Italia allo sbando con nuove generazioni alla deriva. Molti genitori hanno fatto un pessimo lavoro. I dodicenni-quattordicenni di oggi sono in gran parte zombie; del resto anche quelli più vecchiotti non se la cavano bene. Lo Stivale è drogato e ubriaco, non sta in piedi, è in balia di una politica senza contenuti, ideali, filosofia” .
A soli 26 anni pubblichi un libro “La Storia della House Music”, esperienze sul campo di un ragazzo diventato uomo, grazie al giornalismo e alle attività legate alla musica, quale compositore e P.R., oltre che deejay. Avevi voglia di esprimerti diversamente?
“Indubbiamente sì. Vivo per sperimentare, conoscere, scoprire, testare. Ho sempre voluto vedere le cose saltando le barricate: giornalista vs pierre, critico vs produttore discografico, buona forchetta vs cuoco. L'espressione della creatività è il mio senso della vita: mi verrebbe bene fare anche il bancario o il ragioniere, forse mi viene meglio qualcosa di creativo” .
Nel '96 il grande salto alla Media Records come responsabile del reparto comunicazione, oltre ad un compito molto più arduo, insegnare l'arte della musica ai giovani, nelle scuole. Sentivi il bisogno di essere altruista…
“Sentivo il bisogno di essere papà, in qualche modo, precocemente. L'eredità non è un gioco: è il sapere, la cultura, il fine della comunicazione e dell'informazione. I nostri figli sono quello che non saremmo potuti essere: l'evoluzione. Generazione Media, guida per scolari in una azienda che si occupa di musica, era la trasparenza di una struttura multimediale che faceva leva sul suo spessore a livello discografico” .
Alla fine dello scorso secolo, fondi il circolo culturale Sindacato del Suono, atto a studiare la musica del terzo millennio, l'elettronica e le sue frontiere. Luogo tra l'altro dove esponi anche i tuoi lavori ad olio durante speciali esposizioni. Un'artista eclettico al servizio degli altri?
“Ci si riallaccia all'estro di due domande fa: produrre, spaziare, rivedere, rimettere in discussione. Fare. La pittura è solo una prova personale, una sfida che ha a che fare con la tecnica. L'olio di gomito è una strada in discesa rispetto all'olio di lino della pittura. Sognavo di frequentare Brera e le Belle Arti e sono finito autodidatta” .
Si è appena tenuto il meeting per discografici Midance, tu ne sei il fautore, parlaci di questo progetto…
“Tutto nacque nel 2002, una bicchierata tra amici discografici, pr, dj, talent scout, sulle sponde del Naviglio, qualcuno che si sentì escluso reclamò un invito per le volte successive. Con altri conoscenti e professionisti, in primis l'inossidabile promoter Pier Di Stolfo, prendemmo una decisione: cercare un nome, fondendo Milano a dance e scimmiottando il Midem di Cannes, fiera assai più nota, dandoci una cadenza perlomeno trimestrale. Abbiamo avuto alti e bassi ma le soddisfazioni sono prevalse” .
Quest'anno hai avviato un progetto sportivo, dove vuole arrivare Riccardo Sada?
“Da nessuna parte: solo vivere una vita serena. Non sono un arrivista, non mi frega nulla della megavilla né della megavettura. Mi interessa fare bene, con attenzione, meticolosità, metodo e organizzazione il mio lavoro” .
Quali città secondo te rispecchiano nel bene e nel male l'evoluzione della società occidentale?
“Tutte. Anni fa vivevo con i piedi a Milano e la testa a Londra, innamorato di tutto ciò che fosse British, perché pensavo che lì fosse il centro del mondo. Poi, ho messo il naso un paio di volte a Tokyo per capire ritmi e modi, zen e tech. Ora l'epicentro del terremoto morale, spirituale ed economico per me si sposta sull'asse Berlino-Tel Aviv, le uniche due città in cui mi trasferirei al volo. Chissà... ” .
Che direzione sta prendendo la musica, siamo ad un punto di non ritorno, abbiamo già scoperto tutto, oppure ti senti di dire che la musica è un ciclo continuo che non si fermerà mai e che da qualche parte un “menestrello” sta inventando qualcosa di nuovo?
“Tutto è stato inventato. Da tempo. Oggi è bello affinare, ricostruire, riciclare. Basta arrosti, è l'ora delle polpette. È il momento dell'arte dell'arrangiarsi, del remixare tutto, adattandolo al gusto dell'individuo, ai tempi, ai luoghi, alle esigenze. E visto che devo andare a fare la spesa, anche al mercato” .

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La Hit(aly) controcorrente: intervista a Riccardo Sada e Luca Minoli di Marco Corona grazie a Finto Figo
L’8 agosto scorso (08.08.08...) è nata Hitaly Muzik (www.myspace.com/hitalymuzik), un’etichetta discografica davvero singolare. Che cerca subito prodotti, produttori e dj, mettiamolo in chiaro. “Importante è che siano brani strani, unici”, spiega uno dei soci, Luca Minoli, dal suo studio di Oleggio, in provincia di Novara. “Il nostro intento è scoprire l'universo sonoro e tutte le sue sfumature” . Il marchio va a caccia di idee e del sound glocal, come in ambito gastronomico. “Siamo due chef e ci piace esportare il sapore del territorio” , sintetizzano. Luca Minoli è in clausura nel suo studio di registrazione, impegnato a produrre, mentre la sua metà professionale, Riccardo Sada, da Milano, gira in lungo e in largo con l'intento di promuovere l'iniziativa.
Quindi è Luca Minoli a spiegare il perché della nascita del marchio.
“Hitaly Muzik é un'identità, una personalità. Un progetto che nasce naturalmente in Italia e che tratta un argomento globale come la musica. Io e Ricky cerchiamo pezzi davvero strani, vogliamo che siano le altre etichette esistenti a cimentarsi in generi collaudati. E poi la differenza le fanno le idee. Se una cosa suona strana, ci soffermeremo ad analizzarla. Non abbiamo pressioni di tempo o di denaro e quindi faremo caso a tutto ciò che per noi, visto che la label è nostra, sarà sorprendente” . Nel caso nascesse uno stile, Hitaly Muzik sarebbe lì, pronta ad agguantarlo. “Il country electro esiste? No? Fatelo. Trasformate Neil Young in un robot. Basi sperimentali con idee e voci e sample maranza. Accendete il frullatore (che è in voi), sarà il vostro mixer di fiducia” .
Come opererà la struttura?
“A passi precisi. Il motto è ricercare, selezionare e distribuire. Un po' di cuore e un po' di cervello. In studio si è animali di razza, fuori sarà una lotta all'ultimo promo. Quindi spazio all'istinto. Noi produciamo essenzialmente per il piacere di farlo, dando spazio a creatività e sperimentazione. Siamo sempre alla ricerca di nuove sonorità e di nuove tecniche. Tutto avviene sotto la supervisione di entrambi, non passa brano che non venga testato in tutte le sue caratteristiche sia da me che da Ricky” .
Sempre in due. Le grandi etichette odierne sono nate da mitiche coppie. È Sada a parlare, ora.
“Due teste sono... peggio di una. C'è da far collimare energia, estro, disciplina. Mica è facile. Ma amiamo le situazione difficili, io e Luca. Strana coppia, noi due. Eppure, i grandi della dance spesso hanno lavorato in tandem: Ugolini-Raimondi, Bortolotti-Leoni, Gatto-Ridolfi, Farina-Crivellente, Baldoni-Rosellini, Accatino-Rimonti” .
Perché Ricky ha scelto te, Luca? E perché tu Luca hai scelto Ricky? Qui i due parlano all'unisono.
“Abbiamo notato subito in entrambe le parti una seria devozione verso questo lavoro, piacevole e gratificante ma maledettamente duro. Abbiamo gusti musicali e idee comuni e lavoriamo equilibratamente a ogni progetto. Insomma, andiamo d'accordo. Come una cassa e un basso ben equalizzati” .
Ma perché Hitaly Muzik? Come è caduta la scelta su questo nome?
“Suona bene. Ha un che di patriottico. Il rapporto con le hit è dovuto anche alla Hitland, che ci distribuisce, cura l'estero, sbriga per noi faccende burocratiche troppo noiose; e per questo diciamo grazie a Matteo Lombardoni”
Chi sono i vostri collaboratori?
Spiega Luca: “Chi ci ama. Nello specifico, avremo l'intervento di diversi artisti, come la chitarra di Samuele Calcaterra dei The Blue Vine Hill, le percussioni di Nik dei Minivip, voci come quelle di Karin T. I dj sono tantissimi, inutile elencarli e Ricky poi ha il trip per le donne dj. I nostri amici alla fine li troverete nella top friends di MySpace. Tra le label collaboriamo con Smilax di Alberto Margheriti, Fahrenheit di Mario Più e ci piacerebbe, eh, siamo dei leccapiedi, anche con la Krone di un certo Marco Corona” .
Avete delle edizioni musicali?
“Ci appoggiamo alla Warner Chappell” .
Quali obiettivi vi ponete?
“Divertirci, divertire, happy dance, happy people” .
Perché una label in un momento di crisi come questo?
Ricky prende la parola: “Hitaly Muzik è più che una label, è un modo di vedere la musica tra in punk robboso e il fichetto, è la comune e l'onanismo elettronico, non ci poniamo mete a livello economico, quindi non abbiamo limiti. Ci chiedono tutti con che disco debutteremo? Ci sono delle cose strane nell'hard disk. Sarà una sorpresa. La carta è più lenta della Rete, l'atomo è lumacone e il bit vola, le notizie vengono sorpassate dai fatti ma metteremo tutto on-line, sempre” .
La domanda che vi aspettavate?
“'Ciao raga, fate anche il vinile?'. Noi facciamo anche dodici pollici in platino, basta che la produzione che lo inciderà sia degna. Sennò il tutto resterà nel limbo di Internet. Oggi supporto è un lusso. Noi siamo poveri in canna ma ricchi di animo. Al ristorante paga sempre il più ricco, non il più simpatico, perché non lo stesso nell'industria discografica. Stringeremo accordi con multinazionali, e non solo discografiche, forse, chissà. Prostituirsi spesso fa male alla morale ma bene alla pancia”.

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Intervista redatta da Karin Tononi per gentile concessione del sito www.mondorosashokking.com
Da mondorosashokking.com Ciao Riccardo, ti ho conosciuto grazie alla musica, da giornalista musicale (e non solo) a dj, producer, remixer, hai aperto un'agenzia di dj donne, perché hai puntato sul sesso femminile?
“Ho puntato sulle dj perché parto dall'idea che la mia visione è italiana. Io vivo in Italia e lavoro in Italia e vedo questo paese poco da parte delle donne che puntano su contenuti. Sono tutti impegnati sul lato esteriore della donna. A me la cosa non va giù. Voglio rispetto per il lavoro e l'identità di tutti ma credo che la misoginia che aleggia nel mondo del lavoro spesso, troppo spesso, penalizzi la professione e l'identità di coloro che affrontano seriamente la situazione” .
Quante dj donne ci sono in Italia?
“Difficile quantificare, anche perché tante sono ai primi passi oppure tante sono speaker radiofoniche che si dilettano in consolle nelle discoteche. Diciamo che siamo sull'ordine delle trecento anime” .
Quante dj donne ci sono nella tua agenzia?
“In realtà l'agenzia DJ Girl Movement è composta da 5 unità ed è stata fondata con Raffaele D'Argenzio della D'Argenzio Editore. Il mio marchio invece, Ladyjay, a breve anche un libro, mette insieme tutte le dj del mondo e ne tutela la cultura, e in questo caso siamo circa a 10mila se non di più” .
Le dj vengono richieste per la musica che suonano? O più per il loro personaggio?
“Per entrambe le cose. Dipende sempre dalle esigenze dei pr, degli organizzatori dei party o dei proprietari di locali” .
- Puoi segnalarmi il sito web dell'agenzia?
“Certamente: DJ Girl Movement lo trovate al www.myspace.com/djgirlmovement mentre Ladyjay è al www.myspace.com/ladyjayitaly”.

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Donne dj vs dj maschili

Karin Tononi mi intervista per Consolle Rosa Shokking
Una donna dj, per farsi conoscere nel suo lavoro, quando riscontra secondo te il riconoscimento e quindi inizia ad entrare nel circuito del club?
“Quando dall'altra parte ci si accorge che c'è fermento. Quando dico… dall'altra parte, mi riferisco all'altra parte del mixer, alla gente che sta in pista sino ad arrivare agli adepti che stanno dietro alla scrivanie e che voglio scritturarti per una prestazione. Direi di evitare di prendere in considerazione i social network e anche i media in generale, che possono essere conquistati a suon di denaro. Per farti conoscere serve passione, deleghe, lavoro, costanza, sostanza, stile, metodo, energia. L'energia che spreca una dj per disapprovare il sistema può essere convogliata meglio, magari nella fase creativa e organizzativa. Poi, se bari con gli altri, bari con te stessa. Non esiste la fortuna e la sfortuna, la vita e soprattutto il business sono terreni”.
Ci sono donne dj che si dedicano al 100% al lavoro di dj? Ci sono donne dj che riescono a conciliare famiglia e questo lavoro? E secondo te i dj come vedono le colleghe donne dj? Riconoscono il valore delle brave dj?
“Ci sono parecchie donne dj che si dedicano totalmente al lavoro di dj anche in Italia ma parecchie stanno all'estero, questo perché, al di là dei miti televisivi nostrani, tutto ciò che appartiene all'intrattenimento nel nostro paese è considerato una specie di hobby. Se sei un cantante, ti chiedono che mestiere fai in realtà nella vita di tutti i giorni. E non è rispettoso ciò. Sono poche invece le dj che riescono a conciliare famiglia e lavoro, perché la notte ti strappa l'anima, è l'inferno, è ritmo, è trasgressione, è a volte pericolo, è poca lucidità e tanta perdizione. Sono elementi questi che mandano in frantumi, se non prima allora dopo, qualsiasi coppia: le vere dj suonano sempre e di notte e nel pomeriggio sono obbligatoriamente in studio a lavorare, quando avrebbero tempo per fare le bravi mogli o le attente mamme? I dj maschi vedono le colleghe come elemento di disturbo: spesso si fidanzano ma le storie non vanno avanti per scontri magari inerenti ad aspetti tecnici ed artistici e non personali. Il dj, in modo particolare quello italiano, che la gran parte delle volte non è un adone, vede la dj come fumo negli occhi, cosciente che solo lei ha qual valore aggiunto, cioè grazia, sensibilità e sensualità, che fa spesso la differenza. I dj ridono quando si trovano davanti una scappata dal Grande Fratello e intenzionata a fare la dj. Ma si disperano quando arrivano certe valchirie dalla Germania o dall'Inghilterra che sono capaci musicalmente di spezzarti le gambe durante una serata. Preciso comunque che doti come grazia, sensibilità e sensualità a volte affossano la performance di una dj quando questa commette un errore: con difficoltà riuscirà a riprendersi. L'uomo è più impulsivo e meno riflessivo: cade e si rialza. L'uomo riconosco il valore delle brave dj, ovvio: ma è un pensiero che si tiene ben stretto. Non lo condivide”.
Nell'intervista a Colette, in Consolle Rosa Shokking, la dj ha detto: “Il rapporto tra dj uomo e dj donna è ancora piuttosto ridicolo, ma considerando quanto lontano siamo arrivate, è bello vedere sempre più donne dietro la consolle”. C'è qualche episodio che puoi citarci di alleanza in consolle tra i sessi? Donna dj che ha suonato con dj uomo? Puoi descrivere qualcuno sennò perché secondo te non accade?
“All'estero c'è poca distinzione morale e culturale su donne o uomini dj. Si sente parlare di djane e djette, dipende dalla nazione, solo una semplice distinzione, che comunque fa poca differenza. È come stare davanti alle porte della toilette. Dove entri? Ma l'arredo dell'interno è identico. L'igiene no: c'è allora qualcosa che ci differenzia. La parità dei sessi deve essere una parità morale. Ma si accetti la diversità fisica. Colette magari non frequenta club underground, dove le luci sono lontane dalla consolle, dove non puoi barare con un mixato già pronto. Tu sei lì e il pubblico dall'altra parte: in mezzo, solo la tua musica. Quella fa la differenza”.

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